Sintesi
Le Isole Canarie stanno vivendo un boom turistico senza precedenti: nella prima metà del 2025 hanno accolto 7,8 milioni di visitatori e oltre 27 milioni di passeggeri aeroportuali, con un aumento del 5% annuo. Questo successo, però, sta generando forti tensioni sociali e ambientali. A Gran Canaria e Tenerife sono nate proteste con lo slogan “Le Canarie hanno un limite”, per denunciare l’aumento dei prezzi delle case, il traffico e la pressione sull’ambiente.
Sebbene il turismo rappresenti oltre un terzo del PIL e occupi circa il 40% della popolazione, molti residenti ritengono che il modello attuale non sia più sostenibile e stia compromettendo la qualità della vita sulle isole.
Si il boom turistico alle Isole Canarie sta incidendo in modo sempre più pesante sulla vita quotidiana dei residenti. Uno dei problemi più evidenti è il traffico: spostamenti che un tempo richiedevano circa 40 minuti oggi possono superare abbondantemente l’ora, soprattutto sulle principali direttrici tra nord e sud delle isole più frequentate.
Anche il mercato immobiliare è diventato una questione critica. Le modifiche normative che hanno favorito l’uso degli immobili per affitti turistici tramite piattaforme come Airbnb e Booking hanno contribuito a un forte aumento dei canoni di locazione e dei prezzi delle case. Di conseguenza, per molti giovani residenti affittare o acquistare un’abitazione è ormai fuori portata.
Le ricadute negative non si fermano all’ambito sociale ed economico, ma coinvolgono anche l’ambiente. Secondo l’Associazione Amici della Natura di Tenerife (ATAN), gli spazi naturali sono sottoposti a un degrado costante, con una significativa perdita di biodiversità. Il sovraffollamento turistico ha trasformato profondamente il territorio, cancellando aree un tempo tranquille e riducendo sempre più gli spazi realmente vissuti e riconosciuti come “locali” dalla popolazione residente.
La crisi che attraversa Tenerife e, più in generale, le Isole Canarie è ormai strutturale e coinvolge risorse, servizi e ambiente. L’isola si trova ufficialmente in emergenza idrica, ma secondo gli attivisti la gravità della situazione non è percepita né affrontata adeguatamente: consumi d’acqua elevati, piscine, giardini e docce continuano come se non ci fosse scarsità, alimentando uno squilibrio sempre più pericoloso.
Parallelamente, il sistema dei trasporti e delle infrastrutture è sotto forte stress. I mezzi pubblici risultano sovraffollati, il traffico è congestionato in modo cronico e la qualità della vita dei residenti peggiora giorno dopo giorno. Anche le spiagge, uno dei principali simboli del turismo canario, sono sempre più spesso chiuse a causa dell’inquinamento.
Particolarmente allarmante è il problema delle acque reflue: ogni giorno milioni di litri di scarichi non trattati finiscono in mare, compromettendo la salute degli ecosistemi marini e mettendo a rischio la sicurezza dei bagnanti. Quella che dovrebbe essere l’immagine di un paradiso naturale si scontra così con una realtà fatta di contaminazione, degrado ambientale e servizi al collasso, evidenziando l’insostenibilità dell’attuale modello turistico
Sinossi
Per molti abitanti delle Canarie il turismo rappresenta un paradosso: è essenziale per l’economia locale, ma allo stesso tempo genera profonde disuguaglianze. Sebbene le isole dipendano fortemente dalla spesa dei visitatori, i benefici per la popolazione residente sono limitati. Secondo Beckley, il turismo ha creato ricchezza e opportunità, ma le ha concentrate nelle mani di grandi gruppi di investimento, spesso stranieri, proprietari della maggior parte degli hotel. Di conseguenza, una parte significativa dei profitti lascia l’arcipelago. Questo processo contribuisce alla perdita di identità culturale e di coesione sociale, trasformando le Canarie in una destinazione da “consumare” piuttosto che in un luogo da conoscere, svuotato della sua autentica anima comunitaria.