Il rapporto, intitolato "Distruzione lungo la costa 2026" , individua 18 aree critiche nelle isole e afferma che ci sono quasi 1.500 casi di violazione delle normative ambientali legati allo sviluppo costiero. Greenpeace sostiene che le costruzioni abusive, l'eccessiva urbanizzazione e la debolezza dei controlli urbanistici stanno esercitando una pressione crescente sul litorale.
L'organizzazione avverte inoltre che l'innalzamento del livello del mare potrebbe aumentare la minaccia nei prossimi decenni. Secondo le attuali proiezioni scientifiche, il livello del mare potrebbe aumentare di quasi un metro entro la fine del secolo, mettendo a maggior rischio di erosione e inondazioni molte zone costiere basse.
Secondo Greenpeace, riparare i lungomare o costruire difese costiere dopo le tempeste sta diventando sempre più costoso e offre solo una protezione temporanea. L'organizzazione auspica invece soluzioni più naturali che ripristinino spiagge, dune ed ecosistemi costieri per migliorare la resilienza a lungo termine.
Il rapporto mette in luce diversi progetti controversi nelle Isole Canarie, tra cui il progetto Cuna del Alma ad Adeje, il complesso alberghiero La Tejita a Tenerife e il lungo procedimento di demolizione che interessa l'hotel Oliva Beach a Fuerteventura. Il rapporto rileva inoltre che l'Agenzia delle Isole Canarie per la protezione ambientale ha avviato 1.419 procedimenti di esecuzione in un solo anno, il che, secondo Greenpeace, riflette la continua pressione sulle aree protette.
Le recenti tempeste hanno inoltre messo in luce la vulnerabilità di alcune zone costiere. Greenpeace cita i danni causati dalla tempesta Therese, che hanno provocato danni per circa 8 milioni di euro e hanno gravemente compromesso le piscine naturali di La Laguna.
Il rapporto solleva anche preoccupazioni riguardo agli ecosistemi marini. A Tenerife, Greenpeace critica un progetto di attrazione sottomarina a Punta Blanca, mentre nel nord di Lanzarote afferma che i cambiamenti climatici e le mutevoli correnti oceaniche stanno contribuendo al declino degli stock ittici e influenzando le specie marine autoctone. Una ricerca dell'Università di La Laguna suggerisce inoltre che l'aumento della temperatura del mare sta danneggiando specie chiave di alghe marine.
Tuttavia, l'organizzazione evidenzia anche diversi esempi positivi. Tra questi, la decisione di Gran Canaria di bloccare la proposta di un allevamento di spigole su larga scala a La Aldea de San Nicolás, i piani per il ripristino del litorale di Añaza a Santa Cruz de Tenerife in seguito alla demolizione di un hotel abbandonato e gli interventi di riqualificazione ambientale sulla spiaggia di Las Caletillas a Candelaria.
Greenpeace esorta le autorità ad abbandonare progetti di ingegneria tradizionale come frangiflutti e spiagge artificiali, privilegiando invece il ripristino degli ambienti costieri naturali e la prevenzione di ulteriori interventi edilizi nelle aree a rischio di alluvione. Raccomanda inoltre la rimozione delle infrastrutture vulnerabili laddove necessario e l'utilizzo di dati scientifici per orientare la pianificazione costiera futura.