Quando l’avvocato fa copia-incolla dall’algoritmo: l’IA debutta in tribunale (senza essere iscritta all’albo)
C’è chi cita Dante, chi la Cassazione e chi, con un certo spirito d’innovazione, decide di affidarsi direttamente all’intelligenza artificiale. Peccato solo che quest’ultima, a quanto pare, abbia una fervida immaginazione giuridica.
L’Alta Corte di Giustizia delle Isole Canarie ha infatti deciso di indagare su un avvocato reo – secondo i giudici – di aver portato in aula sentenze mai nate, mai scritte e soprattutto mai depositate da alcun tribunale umano. Provvedimenti giudiziari fantasma, evocati non da antichi codici polverosi ma da un algoritmo particolarmente creativo.
Secondo la Corte, il legale avrebbe inserito nel proprio atto difensivo sentenze “suggerite dall’algoritmo” senza concedersi il lusso di una banale verifica. Niente controlli, niente banche dati ufficiali: solo fiducia cieca nella macchina, come se ChatGPT avesse improvvisamente superato l’esame di Stato.
Il problema, sottolineano i giudici, è che quelle sentenze non esistono. Non sono negli archivi, non risultano nei repertori, non compaiono nemmeno nelle pie illusioni del diritto comparato. Un dettaglio che ha spinto la Corte a ipotizzare una violazione della buona fede procedurale e a suggerire di informare l’Ordine professionale competente, nel caso in cui si rendesse necessaria una sanzione disciplinare.
In altre parole: l’IA può anche suggerire, ma l’avvocato dovrebbe ancora leggere. E magari controllare.
La vicenda apre scenari inquietanti e al tempo stesso esilaranti: tribunali infestati da precedenti inventati, giudici costretti a inseguire sentenze che esistono solo nel cloud, codici commentati da software con troppa fantasia e troppo poco senso della realtà.
Per ora, l’intelligenza artificiale resta fuori dall’albo, ma il messaggio è chiaro: usarla come strumento va bene, usarla come oracolo un po’ meno. Perché nel diritto, a differenza dei romanzi fantasy, le sentenze devono esistere davvero.
E soprattutto: prima di depositare un atto, meglio fare una cosa rivoluzionaria. Leggerlo.