Acque reflue a Tenerife: un pericolo sempre sottovalutato

Acque reflue a Tenerife: un pericolo sempre sottovalutato

Il dibattito sulla qualità dell'acqua nelle spiagge di Tenerife si sta intensificando. Il governo delle Isole Canarie, tramite la Direzione Generale della Sanità Pubblica, sta valutando le aree di balneazione per la presenza di batteri e altri microrganismi. Tuttavia, nei casi in cui per anni sono stati scaricati reflui non trattati, l'unico intervento effettuato è stato l'utilizzo di ipoclorito per disinfettare l'acqua prima del suo rilascio. 

L'Associazione dei Consulenti Ambientali delle Canarie (Aeccm) ha sollevato dubbi sull'attuale sistema di trattamento delle acque, lamentando una mancanza di informazioni pubbliche e di trasparenza riguardo alle basi scientifiche dell'utilizzo di metodi che prevedono l'impiego di composti organoclorurati. Queste sostanze possono formarsi quando il cloro reagisce con la materia organica presente nell'acqua.


A Tenerife esistono oltre 100 punti di scarico non regolamentati, che rappresentano circa la metà di tali siti in tutte le Isole Canarie. Le autorità governative hanno ripetutamente riconosciuto la necessità di infrastrutture migliori e di personale qualificato per la gestione delle acque reflue.

Quando il cloro viene aggiunto alle acque reflue contenenti elevate concentrazioni di materiale organico, possono svilupparsi sostanze chimiche potenzialmente cancerogene. Tra queste, i trialometani, che rappresentano un rischio a lungo termine per la salute dei bagnanti e causano danni ecologici significativi.

In risposta, l'Aeccm ha presentato una richiesta formale di trasparenza, esigendo prove che dimostrino l'assenza di rischi associati ai contaminanti organoclorurati qualora non siano in atto adeguate misure di rilevamento. Sostengono che, quando le autorità affermano l'assenza di inquinamento o rischi per la salute, dovrebbero fornire dati scientificamente verificati e accessibili al pubblico.

Juan Rumeu, presidente della piattaforma, ha sottolineato il diritto del pubblico di sapere non solo cosa viene testato, ma anche cosa non viene testato e le ragioni di eventuali omissioni. Ha fatto riferimento alle recenti azioni giudiziarie relative a Playa Jardín, dove il Procuratore per l'Ambiente ha riscontrato scarichi in corso di acque reflue e gravi carenze nei sistemi fognari.

Nonostante le richieste di chiarimenti, la Direzione Generale della Sanità Pubblica si è limitata ad affermare di "stare esaminando la richiesta" e ha indirizzato gli interessati al proprio sito web per consultare le normative e i programmi di monitoraggio vigenti.

Le normative vigenti, secondo il Regio Decreto 1341/2007, prevedono ispezioni e analisi periodiche delle acque di spiaggia per verificare la presenza di contaminazione microbiologica, concentrandosi principalmente su batteri come Escherichia coli ed enterococchi intestinali, ma non affrontano il potenziale utilizzo di ipoclorito né il monitoraggio specifico di contaminanti correlati.

L'Aeccm sta ora cercando di ottenere pieno accesso ai protocolli scientifici utilizzati per rilevare i derivati del cloro nelle acque di balneazione, ai risultati delle analisi degli ultimi dieci anni e alle valutazioni tecniche dei rischi per la salute posti da queste sostanze. Desidera inoltre chiarimenti sull'adeguatezza dell'attuale monitoraggio batterico per escludere i rischi chimici derivanti dai processi di trattamento delle acque reflue.

Al momento, l'Aeccm non ha ricevuto alcuna risposta. Rumeu ha sottolineato il diritto del pubblico all'informazione, affermando che in una società democratica, contrastare le preoccupazioni del pubblico non significa pretendere una fiducia cieca nelle istituzioni, bensì facilitare l'accesso a tutti i dati scientifici rilevanti.

Queste problematiche non sono nuove e rispecchiano precedenti internazionali. L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda valutazioni del rischio chimico in presenza di potenziali fonti di contaminazione. L'Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA) include la valutazione dei sottoprodotti della disinfezione nei suoi programmi di controllo delle acque potabili e ricreative, e le direttive europee consentono agli Stati membri di monitorare parametri aggiuntivi quando la salute pubblica potrebbe essere compromessa. La domanda fondamentale rimane semplice: "La situazione viene gestita correttamente nelle Isole Canarie?".




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