Barriera corallina artificiale a Tenerife: stop dagli ambientalisti

Barriera corallina artificiale a Tenerife: stop dagli ambientalisti

La proposta, promossa da Underwater Gardens International, prevede l'installazione di strutture artificiali a barriera corallina al largo della costa. Fa parte di un più ampio progetto turistico noto come "Underwater Gardens Park Tenerife", che comprende anche un progetto separato per un parco tematico a terra, attualmente in fase di sviluppo indipendente.

Gruppi come Greenpeace e la piattaforma Salvar Punta Blanca, insieme a 34 organizzazioni sociali, hanno presentato obiezioni formali durante il periodo di consultazione pubblica. Stanno sollecitando la Direzione Generale per la Gestione delle Coste e dello Spazio Marittimo delle Isole Canarie a respingere la richiesta.

Area marina protetta al centro della controversia

Gli attivisti sostengono che i lavori proposti si svolgerebbero all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZEC) della Striscia Marina di Teno-Rasca, parte della rete Natura 2000 dell'UE. L'area è considerata di elevato valore ecologico e ospita specie protette come gli squali angelo, le tartarughe verdi e il corallo nero.

Secondo le obiezioni presentate, sebbene il progetto sia presentato come un'iniziativa scientifica temporanea di ripristino marino nell'ambito del programma "Ocean Citizen", in pratica comporterebbe l'installazione permanente di barriere coralline artificiali su fondali sabbiosi considerati ambientalmente sensibili.

Le associazioni ambientaliste sostengono che non vi siano sufficienti giustificazioni per intervenire in quello che descrivono come un habitat di notevole valore naturalistico.

Dettagli del progetto

La domanda presentata alle autorità costiere riguarda l'occupazione di 11.691 metri quadrati di piattaforma marina. Il progetto prevede l'installazione di 86 moduli di barriera corallina artificiale, disposti in 16 gruppi più una barriera galleggiante, nonché tre stazioni di monitoraggio.

Le strutture verrebbero distribuite nelle zone marine poco profonde, mesofotiche (di media profondità) e più profonde. Complessivamente, i moduli della barriera corallina artificiale occuperebbero 50,98 metri cubi.

Gli oppositori sostengono che la componente marina non possa essere considerata isolatamente. Affermano che essa faccia parte di un più ampio progetto di sviluppo turistico, l'Underwater Gardens Park Tenerife, la cui sezione terrestre era già stata classificata come progetto di interesse per l'isola nel 2022.

Accuse di frammentazione del progetto

Le organizzazioni ambientaliste hanno espresso preoccupazione per il fatto che la suddivisione dell'iniziativa in due fasi distinte, terrestre e marina, potrebbe rappresentare un tentativo di eludere una valutazione d'impatto ambientale completa. Suggeriscono che tale separazione amministrativa potrebbe configurarsi come un abuso di procedura.

Hanno inoltre messo in discussione l'utilizzo dei finanziamenti europei per quella che descrivono come un'iniziativa turistica a scopo commerciale, potenzialmente incentrata su esperienze di immersione ricreativa e sul cosiddetto "giardinaggio sottomarino".

Le critiche si sono concentrate anche sulle basi scientifiche della proposta. Gli attivisti sostengono che alcune delle affermazioni contenute nella documentazione mancano di studi solidi a supporto e che le cause profonde del degrado ambientale nella zona non vengono affrontate in modo adeguato.

Inoltre, avvertono che il progetto potrebbe aumentare la pressione turistica in una zona già fortemente interessata dall'attività ricettiva.

Accuse di “greenwashing”

Gli oppositori hanno definito la proposta "greenwashing", sostenendo che si stia utilizzando un linguaggio che parla di ripristino ambientale per promuovere un progetto di infrastrutture turistiche all'interno di un'area marina protetta.

La piattaforma Salvar Punta Blanca, che riunisce 34 organizzazioni, afferma di aver raccolto oltre 62.000 firme a livello internazionale contro il progetto. Gli attivisti insistono sul fatto che Punta Blanca debba rimanere un sito di patrimonio naturale condiviso, anziché essere trasformata in un'attrazione turistica.

Nelle loro memorie, i gruppi concludono che il progetto Ocean Citizen, nella sua attuale configurazione, rappresenta un rischio per l'integrità ecologica dell'Area Speciale di Conservazione di Teno-Rasca e chiedono alle autorità di dare priorità alla tutela ambientale rispetto agli interessi economici privati.

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