La Spagna abolisce il registro degli affitti turistici: quindi ora?

La Spagna abolisce il registro degli affitti turistici: quindi ora?

I proprietari di case vacanza in Spagna che affittano le proprie proprietà durante le loro assenze beneficeranno di una sentenza della Corte Suprema spagnola che abolisce il registro nazionale per gli affitti turistici a breve termine.

La decisione abroga un requisito introdotto dal governo di coalizione lo scorso luglio, che obbligava i proprietari di immobili a registrarsi e ottenere un numero di riferimento prima di pubblicare annunci su piattaforme come Airbnb. Per le migliaia di proprietari di case che affittano i propri alloggi quando non sono presenti, si tratta di un notevole sollievo.

Diversi governi regionali hanno impugnato il provvedimento in tribunale e hanno vinto, sostenendo che il governo centrale avesse oltrepassato i propri poteri in materia. La Corte suprema spagnola ha dato loro ragione, stabilendo che lo Stato non aveva il diritto di sovrapporre un registro nazionale a quelli regionali già esistenti. I requisiti di condivisione dei dati per le piattaforme rimangono invariati in base alla sentenza.

I proprietari di case vacanza sono soggetti a meno burocrazia.

Pubblicare un immobile per affitti a breve termine richiederà ora molti meno passaggi. Per chi è già in possesso di una licenza regionale valida, l'intero processo risulterà più rapido ed economico. Il tempo che prima veniva impiegato in pratiche amministrative duplicate potrà invece essere dedicato ad attività realmente importanti, come la ricerca di ospiti e la cura dell'immobile.

Le regole regionali continuano a dettare legge

In Spagna si contano circa 3,5 milioni di seconde case o case vacanza, che rappresentano all'incirca il 13-14,6% del patrimonio immobiliare totale del paese, pari a 27 milioni di abitazioni. Una quota consistente di queste è di proprietà di cittadini stranieri, in particolare acquirenti britannici che non possono trascorrere l'intero anno in Spagna a causa delle restrizioni di Schengen post-Brexit.

Prima dell'istituzione del registro nazionale, le regioni autonome spagnole gestivano autonomamente le proprie normative, con differenze considerevoli tra loro. La Catalogna, in particolare Barcellona, e le Isole Baleari adottavano la linea più rigida, con licenze obbligatorie, restrizioni urbanistiche, divieti assoluti e multe fino a 600.000 euro. La Comunità Valenciana non era da meno, con relazioni urbanistiche e limiti nelle aree più frequentate. L'Andalusia e la Galizia, al contrario, mantenevano un approccio relativamente semplice, con dichiarazioni di base e costi contenuti, soluzioni vantaggiose per i proprietari di immobili in località come la Costa del Sol. Questa frammentazione normativa regionale è ora tornata pienamente operativa a seguito della sentenza del tribunale. Ogni regione continuerà a stabilire le proprie regole in materia di autorizzazioni, condizioni operative e limiti locali.

Le piattaforme continuano a condividere i dati in base alla legge europea.

Le piattaforme di affitto sono comunque tenute a fornire le informazioni sugli alloggi alle autorità competenti. Le normative dell'Unione Europea consentono la raccolta di dati sugli alloggi a breve termine senza la necessità di un registro nazionale. I funzionari possono comunque accedere alle informazioni necessarie per i controlli e le statistiche tramite i sistemi digitali esistenti.

Tempi migliori in arrivo per i proprietari di case vacanza.

Chi affitta case vacanza troverà ora le procedure molto più semplici e potrà concentrarsi sugli aspetti pratici dell'ospitalità, della cura degli ospiti e della manutenzione degli immobili, anziché impantanarsi nella burocrazia nazionale. La Spagna rimane una meta turistica di primaria importanza, con quasi un terzo dei visitatori che preferisce soggiornare in alloggi privati piuttosto che in hotel. La sentenza della Corte indica un approccio più sensato alla regolamentazione, che collabora con le autorità regionali anziché contrastarle.

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